Posts filed under 'Archeologia'

Corto Circuito (Claudio De Paolis al Circo Massimo)

Add comment April 10, 2008

Spurie (Foundations)

appia.jpg I am so bitter. And not so fitter. Me ne sono resa conto ieri. Con l'ora legale. Dovevo andare a pranzo dalla nonna, ed ero in estremo ritardo oltre ad avere un mal di testa da oscar. Sono salita su di un autobus sbagliato e sono finita sull'Appia Antica. Che andava abbastanza bene. Almeno la direzione era giusta. Però la via - come ogni domenica - è chiusa al traffico, per cui ho proseguito a piedi. Camminando sul sentiero laterale.

Ogni due secondi mi dovevo fermare. Perché arrivava una bicicletta sparata. Ciclisti in versione sportiva, tedeschi in versione ecologica, coppiette nel tentativo disperato di dimagrire, bambini che stavano imparando.

Allora mi sono trasferita al centro, anche se camminare sui lastroni è un po' come andare sugli scogli. Qui invece rischiavi di pestare una merda di cavallo (che mi ha acuito il desiderio di andare in Texas prima delle elezioni politiche) o di essere investiti da una macchina.

Perché ci sono macchine che possono sempre entrare: quelle dei residenti, pronti a rimarcare la differenza spaziale, sociale, economica. SUV e utilitarie deluxe a tutta velocità. Perché sei un pedone e ti devi spostare. Aria. E non accennano a rallentare.

Così sono tornata sul sentiero laterale. Pieno di spighe verdi. Margherite. Pigne. Gelsi. Bellissimo.

E le biciclette. Di nuovo. La passeggiata si è ritrasformata in una corsa ad ostacoli. E pensavo, pensavo. Che la giornata fosse bellissima. E che la mamma ci portava spesso per questi campi a giocare.

Al tempo l'Appia Antica era una macchina del tempo. Si aveva l'impressione che un antico romano potesse sbucare fuori dai monumenti, i fregi, le colonne. Sassi, resti, spunti per l'immaginazione. Adesso solo polvere e qualche rudere. Lapidi terrificanti. Con su scritto "qui giace l'arte". Molte le recinzioni. Un secolo di Abusi. Un trentennio di Condoni.

C'è voluto il litigio di una coppia per riportarmi nel 2008. (Lui: scusa potresti camminare un po' più lontano, mi stai appiccicata, ma non intendo "in quel senso". Lei: scusa potresti farmi un favore: Taci!. Lei stava a due metri. Se l'avesse mollato di colpo l'avrei invitata a pranzo).

Comunque, cammina, cammina sono finalmente arrivata quasi a casa della nonna. Sentivo il sangue fluire nelle vene, il passo spedito, il movimento sciolto, i fiori. Gli incontri umani sempre più rari. Magari sono anche dimagrita. E per festeggiare sono entrata in una pasticceria: due bigné al cioccolato, due allo zabaione, due con panna e due con frutta. Otto. Fondazione domenica. Alla faccia della (povera) Riccia che sta per una settimana a Milano.

[kml_flashembed movie="http://www.youtube.com/v/w9XA5Xb-ALk" width="425" height="350" wmode="transparent" /]

Kate Nash "Foundations"

4 comments March 31, 2008

Opere di Giuseppe Penone in mostra a Villa Medici – Accademia di Francia – Roma

penone.jpg

Mercoledì 30 gennaio apre al pubblico la mostra Giuseppe Penone all’Accademia di Francia a Roma. Le opere che provengono da collezionisti privati, dalla collezione personale dell’artista e dal Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea,  si diffondono negli spazi dell’Accademia di Francia: Gallerie, Cisterna romana, Atelier del Bosco e Giardini.

 Natura delle foglie, Pelle di marmo, linfa, alloro, gelso, respiro, Riflesso di bronzo, Idee di pietra. Sono forme sensibili riferite alla sensazione, percepibili come l’accadere simultaneo di forze pulsionali, intensità del soffio e di sguardi intrecciati.  Ogni elemento è frutto di un’unica e irripetibile fusione che rifrange “l’aura, il magnetismo che avvolge l’intera persona come un manto di pensieri”. 

Bellissime.

Ancora, le opere di Giuseppe Penone evocano la capacità dell’uomo di sentire la terra e di rivolgere gli occhi al cielo, come un albero avvolto da una miriade di foglie. Nel giardino della Villa sarà esposto un altro immenso lavoro, Idee di pietra, un albero in bronzo di 13 metri che incastra pietre di fiume come pensieri. Da non perdere.

GIUSEPPE PENONE

La mostra a Villa Medici

http://www.villamedici.it/

 Mercoledì 30 gennaio 2008 – Martedì 25 marzo 2008

Biglietto
Intero: 8 Euro
Ridotto: 5 Euro

Orario
11.00-19.00 orario continuato (chiuso lunedì)

Add comment January 28, 2008

World Through Your Eyes : Laura in Siria e in Giordania

siria_1.jpg

siria_2.jpg

siria-4.JPG

siria-3.jpgsiria__giordania_44.jpg

siria__giordania-4.jpg

Add comment January 9, 2008

Nefertiti: Fiancee du Faraon (la bella è arrivata)

nefertiti.jpg Il nome Nefertiti significa “la bella è arrivata”. Si dice tra gli egittologi che la regina fosse di origine straniera. Nefertiti e il suo sposo formarono una coppia molto legata dal punto di vista politico. Nel V anno di regno, quando il sovrano cambia il suo nome in quello di Akhenaton, Nefertiti riceve un altro nome : “Nefer-nefru-aten”(Aten è perfetto nella sua bellezza).

Il busto di Nefertiti, di una bellezza straordinaria, è esposto all’Altes Museum di Berlino.

bruni.jpg (Sembra invece che un suo spettro si aggiri tra la Francia e l’Egitto. Insieme  a quella di un Faraone Ungherese).

Add comment January 7, 2008

Fortuna Primigenia (Gita al Santuario)

panoramica.JPG 

1 gennaio 2008. Gita al santuario oracolare della Fortuna Primigenia, uno dei luoghi di culto più importanti dell’impero romano, edificato a Praeneste antica oggi conosciuta come Palestrina . 

Il tempio si articola in una serie di sei terrazze artificiali disposte sul pendio roccioso del Monte Ginestro, collegate da rampe e scalinate che permettevano ai fedeli l’ascensione verso l’alto, dove si trovava il tempio con la statua di culto.

Sulla terrazza degli Emicicli, davanti all’esedra di destra, si conserva un pozzo, identificato con quello in cui, secondo Cicerone, il nobile prenestino Numerio Sufficio avrebbe rinvenuto le Sorti, ovvero delle tavolette di legno da cui si traevano auspici sul futuro.   

 Il Museo Archeologico Nazionale è ospitato all’interno del Palazzo Barberini, edificato sopra i resti del santuario ellenistico della Fortuna Primigenia. Dal 1956 ospita numerosi reperti: cippi, busti, basi funerarie, statue e oggetti di uso quotidiano provenienti dalle necropoli della città. Memorabili gli ex voto anatomici, il raffinato Mosaico del Nilo, realizzato intorno all’80 a.C. e la statua della Triade Capitolina, unico esemplare che raffigura insieme Giove, Giunone e Minerva conservato nella quasi totale interezza. E un candelabro che toglie il respiro.

fortuna2.JPGfortuna.JPG

dsc04239.JPG


http://www.archeologia.beniculturali.it/pages/atlante/S66.html

Add comment January 1, 2008

Passeggiata archeologica sulla Luna

[kml_flashembed movie="http://www.youtube.com/v/MWkGTJEK0Mc" width="425" height="350" wmode="transparent" /]

Buzz Aldrin, in occasione del venticinquesimo anniversario dello sbarco sulla Luna (21 luglio 1969) ha dichiarato, alla presenza di Neil Armstrong, nel corso di una cerimonia celebrativa in Italia:
"... Poco dopo aver lasciato il campo gravitazionale della Terra diretti alla Luna, tutti e tre, Neil Armstrong, Mike Collins ed io, vedemmo apparire sull'oblò un oggetto luminoso che ci seguiva a distanza... Ne informammo Houston, la base. Pensammo che fosse l'ultimo stadio del Saturno 5, il missile che ci aveva lanciato, ma i conti non tornavano. Non poteva essere neppure la sonda robot lanciata dai sovietici per batterci almeno simbolicamente nella corsa alla Luna, perché era più avanti di noi. Che cos'era? Non lo so, non lo scoprimmo mai. L'oggetto ci accompagnò per molte ore e poi scomparve..."

(La Stampa - 24/07/1994)

[kml_flashembed movie="http://www.youtube.com/v/6eByO5Cn4DA" width="425" height="350" wmode="transparent" /]

Add comment December 18, 2007

Antico trono adorno di Attis ritrovato ad Ercolano

 Un antico trono di legno e avorio è stato portato alla luce durante uno scavo a Ercolano nella Villa dei Papiri, edificio sulla cima del Vesuvio che apparteneva al suocero di Giulio Cesare, Lucio Calpurnio Pisone Cesonino.

Lo hanno reso noto degli archeologi italiani via reuters, per i quali è il più importante esemplare di arredo di legno mai scoperto.

“La scoperta di un esemplare di legno non è una novità assoluta a Ercolano e Pompei: i materiali organici infatti sono stati preservati per il modo particolare in cui sono stati sepolti dall’eruzione del Vesuvio”, ha spiegato il capo degli scavi Maria Paola Guidobaldi, aggiungendo che però non erano mai stati “trovati pezzi con strutture e decorazioni così importanti”.

Poco nota la funzione del trono che presenta elaborate decorazioni che celebrano la misteriosa figura di culto Attis, il figlio di dio Frigio flagellato a morte e risorto.

 Attis nacque il 25 Dicembre dalla Vergine Nana. Chiamato il “Figlio Unigenito” e “Salvatore” era adorato dai Frigi (una delle razze più antiche dell’Asia Minore).

Veniva rappresentato come un uomo legato ad una pianta, ai piedi della quale c’era un agnello. Il suo corpo veniva mangiato come pane dai suoi adoratori. Ma la vera peculiarità di questo culto è nella sua diffusione a Roma: si tratta infatti dell’unico caso in cui una religione «misterica» venne introdotta dall’Urbe in seguito a una precisa delibera statale.

Le fonti antiche (Livio, Ab urbe condita, XIX, 15; Ovidio, Fasti, IV, 259; Varrone, De lingua latina, VI, 15) testimoniano che, durante la seconda guerra punica e le campagne di Annibale in Italia, un’interpretazione dei Libri Sibillini profetizzò che il pericolo sarebbe stato allontanato solo portando in città Cibele, madre di Attis e Madre degli Dei.

Nel 204 a.C., il senato romano ufficializzò il culto della dea facendo venire da Pessinunte la cosiddetta «pietra nera», simbolo di Cibele; le navi con la statua aniconica della dea approdarono il 6 aprile del 204 alle foci del Tevere, accolte dal senato romano e da una folla festante.

“Intorno scrosciano i tesi tamburi e i concavi cembali alle palmate: col rauco suono minacciano i corni, e con la frigia cadenza eccita gli animi il cavo flauto, ed in pugno, ad inizio del violento furore, portan falcetti che possano, con il rispetto che incute la maestà della dea, sbigottir gli animi ingrati e gli empi cuori del volgo… Qui sono, armato manipolo, quelli che in Grecia si chiamano Cureti Frigi, pel fatto, forse, che a volte tra loro, giostran con l’armi, e in cadenza ballan godendo del sangue…”

Tito Lucrezio Caro, La Natura delle Cose

Il «mito di fondazione» del culto di Cibele a Roma rivela, dietro l’impianto «religioso», il vero significato dell’introduzione di questa divinità: Roma voleva stabilire un legame forte con i regni ellenistici, «romanizzando» una divinità e quindi legittimando propagandisticamente la sua egemonia nel mediterraneo.

Sotto il governo di Augusto, e specialmente di Claudio (appartenente alla gens che aveva accolto a Roma la dea), caddero anche le proibizioni imposte all’inizio. Augusto ne accentuò il carattere di divinità protettrice di Roma, inserendo Cibele tra le dee tutelari della casa imperiale, e facendo riedificare il tempio sul Palatino, distrutto in precedenza da un incendio.

Il culto di Cibele mantenne i due aspetti distinti: quello sfrenato e violento delle cerimonie pubbliche e quello «ufficiale», di stato. I sacerdoti della dea, i cosiddetti «Galli», dovevano sottoporsi all’evirazione prima di accedere al sacerdozio, rievocando così la mutilazione di Attis, narrata dal mito. L’iniziazione consisteva innanzitutto in un pasto consumato negli strumenti musicali: il timpano e il cembalo. Gli iniziati si identificavano con Attis, realizzando così l’unione con Cibele.

Attraverso Te c’è stata portata la razza degli esseri immortali e mortali! Grazie a Te, i fiumi e l’intero mare sono governati!
Vai al banchetto, O Altissima! Deliziante con tamburi, Tamer di tutti,
Savia dei Frigi, Compagna di Kronos, Figlia d’Urano,
l’Antica, Genitrice di Vita, Amante Instancabile, Gioconda,.
gratificata con atti di pietà!
Dea generosa dell’Ida, Tu, Madre di Dei,
Che porta la delizia a Dindyma
e nelle città turrite
e nei leoni aggiogati in coppie.
ora guidami negli anni a venire!
Dea, rendi questo segno benigno!
Cammina accanto a me con il Tuo passo grazioso!

Virgilio, Eneide

Mentre nel culto delle origini era considerata necessaria l’evirazione degli iniziati, in seguito questa venne sostituita dalla mutilazione di un toro; il sacrificio prendeva il nome di “taurobolio” e si svolgeva secondo un rito preciso: veniva scavata una fossa dove entrava chi intendeva celebrare il sacrificio; su un tavolato di assi forate, con cui veniva ricoperta la fossa, si immolava l’animale. Il sangue, colando attraverso i fori delle assi, bagnava il sacrificante e costituiva per lui come una promessa di salvezza e di rinascita.

In un luogo non precisabile nelle vicinanze della Basilica vaticana sorgeva il santuario della dea frigia Cibele, da cui provengono numerosi altari iscritti, che dovette essere chiuso in seguito ai provvedimenti emanati dall’Imperatore Teodosio contro i culti pagani nel 391 e nel 392. Tra i numerosi altari iscritti ivi rinvenuti figura questa ara dedicata a Cibele ed Attis, con il pino sacro di Attis, un toro e un ariete, ricordo dei sacrifici compiuti, e oggetti di culto. Su di essa è riportata la data precisa della dedica: il 19 luglio del 374 d.C.

 Per saperne di più leggere il testo completo http://www.uned.es/geo-1-historia-antigua-universal/HISTORIA%20GENERAL%20RELIGIONES/CIBELES_ATIS/DIES_SANGUINIS.htm

Add comment December 5, 2007


Archives

Categories

Feeds