Posts filed under 'Architettura'
Opera per l’Ara Pacis. (Eno – Paladino). Quando la Transavanguardia si confronta con la (brutta) storia.
Caro Mimmo Paladino, è la vecchia signora che ti scrive.
Quella con la pruderia romana. Che polemizza contro il suo intervento in conferenza stampa. Perché il progetto di Meier per l'Ara Pacis non ha semplicemente "toccato" gli spazi di dialogo tra arte antica e arte contemporanea. Li ha direttamente sventrati. Scandalo urbano. Perché non stiamo ad Abu Dhabi. Leggi: Emirati arabi. Luce, Acqua e deserto.
Perché allora costruire al centro di Roma, un orrendo terrazzo degno di E.U.R. cent'anni fa, con annesso muro del pianto che copre mezza chiesa del ‘700 del Valadier e se ne fotte del mausoleo di Augusto(?). La tomba dell'imperatore. Lei dice: pruderie. Certo. Come quella indignata del Principe Carlo d’Inghilterra, che il 9 aprile 2001 definì l’opera di Meier «una pompa di benzina». (Che lungimiranza, ripensandoci). Vittorio Sgarbi invece tradusse la costernazione in italiano netto: un cesso.
Cittadini, se vi ricordate l’appalto venne affidato nel 2000. Per il giubileo. Nell’aprile 2001 i cantieri furono bloccati dalla Sovrintendenza archeologica. Un macello.
Perché sostituire la semplice teca abbattuta di Vittorio Morpurgo con una identica, più grande e più brutta di Meier? Io me lo chiedo tutti i giorni.
Renato Nicolini architetto ed ex assessore alla cultura del Comune definì il progetto di Meier come "uno dei peggiori che l’architetto statunitense potesse escogitare". Opinioni personali. Certo. Anche Federico Zeri mise la sua ciliegina sopra: «Meier conosce Roma come io conosco il Tibet». Addirittura Massimiliano Fuksas, si è sempre dichiarato contrario al progetto. E v'ho detto tutto.
Meier e adesso Paladino ribadiscono: ma che ne sanno questi italiani... Questo si che è un grande progetto internazionale. Una bella vetrina di supermercato.
Per me che sono la rappresentante di vecchie signore ammalate di pruderia, il progetto di Meier è uno lastra infinita di marmo che ha tagliato per sempre i ponti tra la città barocca, spianato le sue pieghe, il suo fiume e la sua romanità. Un'occasione perduta per l'architettura, oltre a sottrarre tantissimi soldi per la conservazione dell'Ara.
Del resto Signor Paladino, lei pensa lo spazio "in astratto" carico di storia ( ma che vuol dire? un contenitore, appunto) e Bryan Eno descrive l'Ara come un "grazioso edificio romano" : this is a lovely roman building, it looks roman. "Sembra romana". Certo. Anche Eno sembra impazzito. E poi il modo con cui legge la dimensione d'ascolto: "io posso cambiare, voi no, perché ascoltate". Mah, un commento un po' troppo megalomane, anche per la pruderia romana. Che delusione. Ma perfortuna c'è Bonito Oliva che ricompone il tutto. L'opera.
Però aggiungo una nota: utilizzate gli spazi come vi pare (tanto lo fate comunque), saturateli con le vostre operazioni ad arte, ma lasciate in pace le vecchie signore romane con le vostre (e le nostre) "irritazioni".
Add comment March 11, 2008
Hard to be God
Arriva in Italia Hard to be God (Difficile essere un dio) il videogioco ispirato dall’omonimo libro dei fratelli Arkadij e Boris Strugatsky.
Il protagonista Arkanar è un investigatore segreto, con la missione di eliminare il capo dei rivoltosi – Arata – e raccogliere informazioni sul nobiluomo di nome Rumata di Estor. Ben presto sperimenta l’impossibilità del compito, la difficoltà di interferire con la quotidianità di altre popolazioni e la triste necessità del sacrificio, terribile e impietoso.
Lo sviluppo dell’avventura non è lineare. Il gioco si basa sul ruolo del giocatore come strumento di narrazione, e la “trama” reale si riduce a ben poca cosa. La trama è immaginata, interna, e richiama la cifra stilistica di ”Stalker”, il film del 1979 per la regia di Tarkovskij tratto dal racconto di fantascienza “Picnic al ciglio della strada” e sceneggiato dai fratelli Strugatski, anch’esso trasformato in videogico (sito).
Analogamente Hard to be God è un percorso basato su una visione intersoggettiva e immersiva nello spazio in cui ci si muove, dove ogni giocatore è chiamato a confrontarsi e risolvere le questioni tramite la diplomazia o il combattimento. Sono scelte che influiscono sul finale, richiamando sottilmente la difficoltà di apparire potenti come un dio e comportarsi come tale, senza protezione, nell’incontro tra arkariani e terrestri, con tutto il loro armamentario ipertecnologico.
Una paradossale difficoltà dal carattere di mistero che amplifica emotivamente la semplicità delle azioni.
Add comment March 6, 2008
Disabitare, costruire, pensare: Marc Manders e la forma nuda (The Absence of Mark Manders)
Disabitare, costruire, pensare: Marc Manders e la forma nuda
Ci sono degli spazi vuoti dove puoi mostrare la forma nuda, scrive Manders [1], una specie di tensione “sottocutanea” che si ripercuote nel mondo, frutto di un pensare dentro. Con la forza di evocare una lingua speciale per chi guarda.
Nel 1986, appena diciottenne, Marc Manders inizia a progettare il primo autoritratto come se fosse un edificio (Self-portrait as a Building). Il primo piano – First Floorplan from Self-portrait as a Building (1986) consiste in una pianta assemblata sul pavimento in modo lineare con diverse matite, cappucci di penna, temperini, un coltello, forbicine per unghie, una gomma per cancellare.
Gli strumenti sono così trasformati in segni non convenzionali – per una pianta tridimensionale di un edificio in “disuso”. Gli oggetti giacciono (in -) utilizzati sul pavimento, rintracciando una forma. Sono oggetti che vivono in un mondo logicamente progettato, uno spazio mentale costruito mediante pensieri che si sono fermati o congelati, nel momento di intensità più grande. L’artista diviene così qualcuno che progettando sparisce nelle sue stesse azioni. Vive in una costruzione immaginaria, di modo che la costruzione sia continuamente disabitata.
In A Place Where My Thoughts Are Frozen Together (2001), Manders solleva leggermente un femore umano di modo da mantenere in equilibrio un cubetto di zucchero con una tazzina di caffé. La presa reciproca dei corpi, testimoniata dal cubo di zucchero, avviene sulla base di una presa che si sviluppa come tensione “verso fuori” e verso l’altro, analoga al processo evolutivo per cui la tazza da caffé è provvista di maniglia. Qui il manufatto è riportato alla sua condizione di oggetto di contatto, connotato dal punto di vista etico: la possibilità di sentire (e comprendere) l’altro. Nudo contatto.
L’installazione Reduced Rooms with Changing Arrest (Reduced to 88%) realizzata dall’artista per la Documenta XI del 2002 consiste in un*esperienza di estraniazione, più sentita che vista, evocata dalla sedia posta dentro una teca e ridotta all’ 88% . È una riduzione di una realtà che non esiste, linguaggio che mette in scena un fenomeno di “changing arrest”.
Al limite, l’artista (Marc Manders) è un medium di comparazione tra due mondi. Uno spazio di congiunzione tra presenza ed assenza: Art is about comparison. Solo così l’artista può trasformare lo spazio abitato in uno spazio d’evocazione. E luogo per esibire un’impotenza di fondo : una sedia, così come un corpo senza braccia, sono forme di abbandono nello spazio. Deep arrest. (to Provide Persistent Absence)
[1] “Drawings are often composed only of a few small gestures on a sheet of paper. All that’s left on the page is black powder, which can evoke a special language for the viewer, a language that can touch things that are important in life – all this in a relaxed and free manner.” Mark Manders, Sul disegno,
18 Gennaio – 16 Marzo Marzo 2008
The Absence of Mark Manders
La mostra è realizzata da Kunstverein Hannover, S.M.A.K. Stedelijk Museum voor Actuele Kunst, Kunsthaus Zürich e Bergen Kunsthall.
Add comment January 18, 2008
We are Ready – Beijing 2008 – One World One Dream (Olimpiadi di Pechino)
Mancano 211 giorni all'inizio delle Olimpiadi di Pechino che vedranno partecipare Pistorius, "The fastest thing on no legs" con protesi in fibra di carbonio.
Un caso unico, dice Gert Peter Bruggeman, direttore dell'istituto di biomeccanica dell'università di Colonia, e incaricato dalla Iaaf di studiare il profilo meccanico della corsa dell'atleta sudafricano bi-amputato alle gambe, che punta a partecipare alle Olimpiadi di Pechino in gara con i normodotati.
Sito Ufficiale Olimpiadi: http://en.beijing2008.cn/
Sito Italiano: http://www.pechino2008.coni.it
Funpage: http://en.beijing2008.cn/funpage/
Inno Olimpiadi "We are Ready":
[kml_flashembed movie="http://www.youtube.com/v/1XOkYTzMHWc" width="325" height="250" wmode="transparent" /]Le discipline
- Atletica
- Badminton
- Baseball
- Beach Volley
- Calcio
- Canoa
- Canottaggio
- Ciclismo
- Ginnastica
- Hockey
- Judo
- Lotta
- Nuoto
- Nuoto di Fondo
- Nuoto Sincronizzato
- Pallacanestro
- Pallamano
- Pallanuoto
- Pallavolo
- Pentathlon Moderno
- Pesi
- Pugilato
- Scherma
- Softball
- Sport Equestri
- Taekwondo
- Tennis
- Tennistavolo
- Tiro a Segno
- Tiro a Volo
- Tiro con l'Arco
- Triathlon
- Tuffi
- Vela
Finalisti di tutti i tempi:
Dal 1896 al 2004 nelle 28 edizioni dei Giochi Olimpici Estivi, alcune migliaia di atleti e di atlete hanno ottenuto risultati di prestigio. In questo database sono raccolti i primi otto classificati in ogni specialità di ogni sport olimpico nel corso della storia; per ogni gara è specificato il piazzamento degli atleti italiani partecipanti, indipendentemente dalla posizione in classifica:
http://www.pechino2008.coni.it/index.php?id=6
E infine un bel video sulla costruzione dello stadio a “nido d’uccello”, progetto degli architetti svizzeri Herzog e de Meuron:
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http://re-pubblica.blog.kataweb.it/2007/12/20/archi-pechino-beijing/
Add comment January 10, 2008
Tele Radio Padre Pio (pubblica venerazione)
La tomba di san Pio da Pietrelcina potrebbe essere trasferita all’interno della “cripta”, progettata da Renzo Piano nel tempio a San Giovanni Rotondo, nel quarantesimo anniversario della morte, il 23 settembre del 1968. http://www.repubblica.it/2008/01/sezioni/cronaca/padre-pio-riesumato/padre-pio-riesumato/padre-pio-riesumato.html
http://www.repubblica.it/2004/g/sezioni/cronaca/chiesapio/chiesapio/chiesapio.html
Add comment January 7, 2008
The Shining: Stanley Kubrick, Rocky Steadycam (Garrett Brown), e la distanza immaginata
Tutti ricorderanno quei movimenti rapidi e fluttuanti della macchina da presa nel labirinto di The Shining (1980). Movimenti che sarebbero stati impossibili da realizzare senza la Steadycam. “È come un tappeto volante”, disse Stanley Kubrick in un’intervista di Michael Ciment. Un dolly infatti non potrebbe eseguire quei movimenti ad angolo retto sulle curve dei sentieri nel labirinto di siepi.
La Steadicam, Steady Cam o Steady-Cam fu inventata nel 1975 dall’operatore Garret Brown, Premio Oscar per l’invenzione nel 1978, con la collaborazione della Cinema Products di Ed Di Giulio: un’intelaiatura, indossata dall’operatore, dotata di un sistema di ammortizzatori su cui viene fissata la macchina da presa, consentendo liberi movimenti di macchina negli spazi più angusti o correndo, e un’immagine stabile.
Prima di the Shining venne già impiegata numerose volte : per “Rocky”, 1976 di John G. Avildsen, ad esempio, ma anche per “Il maratoneta”, 1976 di John Schlesinger, e l’ “Esorcista 2: l’eretico”, 1977 di John Boorman.
Eppure la qualità di questo nuovo strumento e la potenzialità espressiva furono immediatamente recepite e rilanciate da Kubrick che utilizzò il mezzo e il talento di Garret, per mettere in scena l’incombenza dello sguardo dell’altro – che sempre ci riguarda e spesso ci sovrasta – rappresentato dall’albergo Overlook, poi dalla solitudine dei personaggi, schiacciati negli spazi interni, fino a lacerarsi e sfociare della paranoia dilagante e assassina di Jack (Nicolson) Torrance.

Nel progressivo sdoppiamento, la macchina da presa diventa l’ideale terzo punto di vista che non partecipa alla storia, un fuori campo che insegue e registra ogni singola scena, quasi un fiato sul collo, a partire dalle scene iniziali dove trionfa una natura indifferente. Per culminare nel ritmo serrato dell’inquadratura sul piccolo Danny che corre a bordo del suo triciclo, braccato dalla cinepresa.
Il fluire dell’inquadratura diventa una vera e propria incorporazione di spazio, in cui l’elemento sonoro, alternando rumori di superficie esterna (moquette, parquet e piastrelle) con rumori ottusi, rappresenta il farsi claustrofobico dell’immagine fino a trasformare lo spazio in qualcosa di soffocante. Psicotico. Anche quando l’immagine ritorna in natura : la neve rintraccia ogni movimento al suolo, facendo precipitare i passi nell’affannarsi del proprio fiato.
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(L’angoscia è l’affetto che si produce per effetto della presa del soggetto nel discorso … ancor di più nel transfert ravvicinato che avviene attraverso i movimenti della macchina montata su un braccio, controllati con il polso).
Gran parte dell’hotel Overlook venne costruito come un unico percorso, in modo che si potesse salire per una rampa di scale, poi girare per un corridoio, attraversarlo tutto e proseguire verso un’altra ala dell’hotel. L’ambiguità della soggettiva, l’impossibilità di uscire realmente fuori, la presa di distanza immaginaria, è rappresentata nella scena in cui Jack nel salone dell’Overlook scorre con lo sguardo il modello del labirinto di siepi.
Das Unheimliche di Freud: «Il perturbante è quella sorta di spaventoso che risale a quanto ci è noto da lungo tempo, a ciò che ci è familiare». Kubrick con The Shining ha (quasi) dimostrato in modo origamico l’irrazionalità di ogni ragione umana e la nostra paura di essere mortali.
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Midnight with the stars and You ( The Shining End Titles)
***
Filmografia : THE SHINING Regia: Stanley Kubrick - Interpreti: Jack Nicholson, Shelley Duvall, Danny Lloyd, Scatman Crothers, Philip Stone Durata: h 2.00 Nazionalità: Usa 1980 Tratto dal libro “Shining” di Stephen King
Bibliografia: Freud “Das Unheimliche” (1919), in: Gesammelte Werke Bd. XII, Frankfurt am Main 1999, S.227-278;
J.Lacan, Il Seminario. Libro XI. I quattro concetti fondamentali della psicoanalisi, Einaudi, Torino 2003
Add comment January 7, 2008
Archi – Pechino (Beijing)
Per la prima volta 3 grattacieli di Pechino entrano nell’elenco dei 10 edifici moderni più belli del mondo che sarà pubblicato dal magazine Time a Natale. Tutti i grattacieli cinesi premiati sono legati in qualche modo alle Olimpiadi (c’è anche lo stadio “nido d’uccello” degli svizzeri Herzog e de Meuron) http://rampini.blogautore.repubblica.it/2007/12/20/3-grattacieli-di-pechino-nella-top-ten-del-design/

Add comment December 20, 2007
Progetto di Bernard Tschumi per il Nuovo Museo dell’Acropoli d’Atene

Il nuovo Museo dell’Acropoli d’Atene sarà realizzato dall’architetto svizzero (che vive in America) Bernard Tschumi – Bernard Tschumi Architects. Il progetto prevede la realizzazione di una struttura di 2.200 mq situata ai piedi dell’acropoli destinata all’esposizione permanente di reperti archeologici di grande importanza. Al suo interno riunirà – in uno spazio ricostruito delle esatte dimensioni e orientamento del Partenone – il Moscoforo, la Kore dal peplo, la Kore dagli occhi a mandorla, un rilievo dal primitivo tempio di Atena dell’età dei Pisistratidi, rappresentante la dea che lotta contro un Gigante, il Kouros dello scultore Kritios, una parte del fregio del Partenone rappresentante Poseidone, Apollo, Artemide, Afrodite ed Eros, una metopa del Partenone con una raffigurazione della Gigantomachia, le celeberrime Cariatidi, un rilievo dal parapetto del tempio di Atena Nike ed infine, e infine tutte le parti del fregio appartenenti al governo greco e quelle in corso di restituzione. Il governo greco e buona parte della comunità internazionale richiedono infatti da molti anni la restituzione dei marmi di Elgin, attualmente esposta al British Museum di Londra.

Tre parole chiave per illustrare il progetto svizzero: luce, movimento e tettonica, ossia quelle deformazioni che hanno interessato le formazioni geologiche. Ma in Grecia è già polemica. Non piacciono le strette relazioni e gli influssi della filosofia francese nel pensiero architettonico di Tschumi. La teoria di Tschumi è quella di un’architettura generata dalle complesse relazioni che si instaurano fra gli uomini. L’esperienza dello spazio nasce dal movimento, in un continuo mutare di relazioni spaziali dinamiche interagenti : lo stesso spazio della città non deve essere visto come luogo “metafisico” atto a “evocare”, ma come spazio di esperienza diretta del reale.
“è un museo dentro la città, che ci consente di abbinare i materiali più contemporanei a quelli antichi. Quelli principali saranno vetro e marmo. Questi materiali sono molto rispettosi della città e dell’Acropolis” dice l’architetto Bernard Tschumi
Una teoria che secondo lo sguardo dei greci non è in grado di dialogare con le assolutezze metafisiche di Atene. E che rischia di trasformare il museo in una scatola di vetro dove tutto è controllato e attivo: la temperatura degli ambienti dove posizionare gli artefatti, il movimento interno ed esterno degli esseri umani, l’esperienza estetica.

Add comment December 3, 2007









